
Rimozione delle microplastiche dall’acqua: metodi convenzionali e avanzati
Rimozione delle microplastiche dall’acqua: metodi convenzionali e avanzati
Le microplastiche presenti nell’acqua sono diventate un'importante sfida ambientale. Queste particelle di plastica, generalmente inferiori a 5 mm, possono raggiungere fiumi, laghi, acqua marina e acque reflue da diverse fonti. Tra queste vi sono i tessuti sintetici, l’usura degli pneumatici, i rifiuti da imballaggio e i prodotti per la cura della persona.
Una volta rilasciate nell’ambiente, le microplastiche sono persistenti, mobili e difficili da rimuovere. Anche le loro dimensioni, forma e composizione chimica possono influenzarne il comportamento durante il trattamento dell’acqua.
I trattamenti convenzionali delle acque e delle acque reflue comprendono già diversi processi che possono contribuire a ridurre la concentrazione di microplastiche:
- Filtrazione: L’acqua attraversa un materiale poroso che agisce come una barriera fisica. Le particelle trattenute dipendono dal materiale filtrante e dalla dimensione dei pori.
- Coagulazione: Vengono aggiunti coagulanti per destabilizzare le piccole particelle sospese nell’acqua, favorendone l’aggregazione.
- Flocculazione: Dopo la coagulazione, queste piccole particelle iniziano ad aggregarsi formando ammassi più grandi chiamati flocculi. Questi aggregati risultano più facili da rimuovere dall’acqua.
- Sedimentazione: Quando i flocculi raggiungono dimensioni e peso sufficienti, si depositano sul fondo della vasca di trattamento e possono essere rimossi.
L’efficacia di questi metodi dipende da fattori quali la dimensione, la forma, la densità, il tipo di polimero e le condizioni di trattamento. Le microplastiche di dimensioni molto ridotte possono rimanere sospese nell’acqua e risultano quindi più difficili da eliminare completamente.
Per questo motivo sono allo studio approcci più avanzati:
- Filtrazione a membrana: Questo metodo è in grado di trattenere una gamma più ampia di dimensioni delle particelle. Questi sistemi possono essere molto efficaci, anche se le loro prestazioni possono diminuire nel tempo a causa dell’accumulo di particelle e sostanza organica sulla superficie della membrana.
- Ossidazione avanzata e fotocatalisi: Questi metodi generano specie reattive in grado di modificare la superficie del polimero e favorire la degradazione delle microplastiche. Tuttavia, la degradazione completa può essere difficile da ottenere e un trattamento parziale può produrre frammenti di plastica più piccoli o composti intermedi.
- Separazione magnetica: Materiali magnetici o modificati magneticamente possono essere utilizzati per catturare le microplastiche. Successivamente, viene applicato un campo magnetico esterno per separare dall’acqua i complessi formati. Questo approccio può contribuire a rimuovere particelle più piccole, difficili da catturare con i metodi convenzionali.
- Metodi elettrochimici: Tecniche come l’elettrocoagulazione e l’elettroflottazione utilizzano una corrente elettrica per favorire la destabilizzazione, l’aggregazione e la separazione delle piccole particelle presenti nell’acqua.
Nel complesso, attualmente nessun metodo è in grado di risolvere il problema da solo. I trattamenti convenzionali rimangono fondamentali, ma le particelle più piccole continuano a essere difficili da catturare. I sistemi avanzati possono migliorare l’efficienza della rimozione, ma spesso comportano costi più elevati, un maggiore consumo energetico e una maggiore complessità operativa.
Presso CymitQuimica, i laboratori che studiano la rimozione delle microplastiche dall’acqua possono trovare materiali filtranti, ossidi metallici come il biossido di titanio, l’ossido di zinco e gli ossidi di ferro, oltre ad adsorbenti e reagenti analitici per supportare le loro attività di ricerca.
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